L’inizio

Nel 1913 il primo pellegrinaggio dell’Unitalsi regionale dell’Emilia-Romagna.
Quando Bologna andò a Lourdes con l’arcivescovo Giacomo Della Chiesa, che poco dopo diventò Papa Benedetto XV.

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“Si partì il giorno 5 d’agosto del 1913, alle ore 11”, così inizia la relazione del cronista del pellegrinaggio il Sac. Giuseppe Pranzini, futuro Vescovo di Carpi.
Il nostro Arcivescovo Mons. Della Chiesa terminata la visita pastorale, aveva voluto portare ai piedi della Vergine il frutto delle sue fatiche, i voti, i bisogni della diocesi.
Il treno era pronto , lunghissimo, con gli scomparti numerati, sì che ciascuno, senza ressa, senza confusione s’avviò al proprio sportello, come all’uscio di casa sua.
Le vetture erano quelle chiamate cento porte, una per scomparto, ed i partenti, solo di Bologna, erano 270. Sul marciapiede del primo binario brulicavano i parenti e gli amici: negli occhi di più d’uno, all’ultimo saluto, luccicava una lacrima.
Il treno parte, dovrà percorrere 1300 km. Il fragore del treno, con locomotiva a carbone, non riesce a coprire le preghiere e i canti già iniziati all’aperto.
La sezione Unitalsi della regione Emilia-Romagna, nata nel 1909 retta da Mons. Padre Raffaele Grassi, che era una delle maggiori in Italia, darà una speciale impronta a tutto il pellegrinaggio nazionale. Gli otto treni che compongono questo pellegrinaggio arriveranno quasi contemporaneamente alla stessa ora alla Gare di Lourdes con 2250 pellegrini, dopo un viaggio durato trenta ore. Presidente Mons. Della Chiesa, unitamente ai vescovi di Pontremoli Mons. Angelo Antonio Fiorini e Mons. Ferdinando Rodolfi di Vicenza. Direttore del pellegrinaggio fu il piacentino Vescovo di Bergamo Mons. Radini Tedeschi, il cui segretario è il sacerdote Angelo Roncalli, futuro Papa Giovanni XXIII. L’incaricato della parte materiale è il Cav. Sommaria di Milano, impareggiabile tempra d’organizzatore.
E’ sul treno anche suor Angelica Morisi di Lorenzatico di San Giovanni in Persiceto, guarita in maniera straordinaria nel maggio del 1911.
A Genova siamo spinti dal desiderio di una visita notturna della città. Veduta rapidamente nel buio, nella zona a monte sul tramway della circonvallazione. La città ci appare incantata: gruppi di palazzi che si elevano come castelli sulle cime, che sfuggono, giardini pensili, balconi giganteschi. Più lontano migliaia di lumi oscillano nel porto, la luce del faro (oggi da poco distrutto da un evento tragico) che gira, e i fasci di luce che proiettano i fari delle corazzate.
A Ventimiglia, città di confine, addossata al monte, finisce la Riviera di Ponente. E’ necessario arretrare di un’ora gli orologi, perché si passa dal 2° al 1° dei tre fusi europei regolati dal meridiano di Greenwich, e presentare le valige alla visita doganale. Si trasborda sul treno francese, le carrozze non sono più intercomunicanti come le nostre, alle 14,30 si riparte.
A Toulon la fermata è un po’ lunga, ne approfittiamo per una passeggiatina in città. Nei boulevards, pieni di luce, la gente ci guarda con curiosità. Marsiglia passa nell’ombra.
Tarascon, Nimes, Montpellier, Cette, Narbonne, si sentono gridare fra il dormiveglia.
La prima notte in treno è noiosa e faticosa per tutti. All’alba, in mezzo ad un’acquaruggiola sottile, appaiono le cinquanta torri di Carcassonne, rotonde, rusticamente cuspidate, attornianti una fortezza, e racchiuse da una doppia cinta di bastioni. Niente di più inespugnabile, di più curioso, e di originale in tutta l’Europa. Risale ai Visigoti.
Nella mattinata avanzata, scendiamo a Tolosa, antica capitale della Linguadoca, attraversata dalla Garonna. L’accoglienza dei cittadini è molto benevola, e si prestano con isquisita cortesia a tutte le indicazioni.
La folla dei pellegrini s’indirizza per la funzione a san Saturnino. E’ il principale monumento di Tolosa, di stile romano-tolosano, un po’guastato da rimaneggiamenti posteriori. Nella cripta fra insigni reliquie, riposa il corpo di S. Tommaso d’Aquino.
A Tarbes arriviamo con parecchio ritardo; ma finalmente siamo ad un paio d’ore da Lourdes. Ecco la croce di ferro, alta 10 metri sulla cima del Pic du Jer. I canti si moltiplicano, le preghiere si fanno più fervide, gli sguardi ricercano lontano nuovi orizzonti. Nelle stazioncine che il treno attraversa, nei borghi nelle strade fronteggianti la ferrovia carovane di pellegrini fanno ritorno: ci comprendono, ci salutano, li salutiamo.
Finalmente spunta la guglia acuta e bianca del campanile della Basilica: i canti diventano corali, il cuore si gonfia, qualche lagrima cade silenziosamente. Pare che qui si respiri un’aria tutta speciale, soprannaturale. E’ cominciata quella preghiera senza parole, quella comunicazione intima con la Vergine che continuerà nel tempo della nostra permanenza e lascerà una traccia fortunata per tutta la vita, perché a Lourdes s’impara a pregare.
A Lourdes il nostro arrivo coincide con il XXIII pellegrinaggio nazionale italiano, ci dicono che 40.000 pellegrini sono sul posto. Finalmente è giunto il momento di vedere ciò che da mesi e forse da anni è stato l’oggetto dei nostri sogni. Ma è notte. Arriviamo che la Basilica è illuminata interamente da lampade variopinte. Da lontano ci giunge il suono dell’“Ave “, poi vediamo lumi e lumi che si muovono, sulle scale, sulle terrazze, sulle rampe del santuario, e si stendono lungo i viali : è la processione delle fiaccole, grandiosa nella sua semplicità.
L’oratore è Monsignor Radini Tedeschi, che sa sempre toccare il punto più opportuno, desta la tempra del cuore più assopita, ne rischiara le tenebre.
Al posto d’onore, fra la grotta e il semicerchio della folla, stanno gli ammalati: la parte più cara del pellegrinaggio. Erano 500 durante la nostra permanenza, dei quali 113 li avevamo portati con noi, a spese dell’Unione nazionale di Roma.
Quanta carità e quanta abnegazione abbiamo vista verso quegli infelici! Le dame più ragguardevoli, avvezze agli agi della vita, si rinchiudevano tutto il giorno negli ospedali di Lourdes, pronte ad ogni cura, e ad ogni conforto, infermiere soavissime di Gesù Cristo. Signori anche illustri, sacerdoti, giovani studenti, deponevano il cappello, indossavano le bretelle, e abituati o improvvisati “ brancadiers “, trasportavano i malati sulle lettighe o sulle carrozzelle, alla grotta, alle piscine, per la messa o per la comunione, alle processioni, all’ufficio di constatazione, all’asilo, agli ospedali, e dovunque volessero, in giri talvolta assai lunghi sotto il sole cocente, sotto i repentini acquazzoni, col sorriso sul volto e felici, dolenti solo quando il troppo numero dei volontari li costringeva a restare inoperosi.
Un lungo e caloroso applauso accolse l’arrivo tra la folla Mons. Schoepfer, vescovo di Lourdes, amico personale del nostro Arcivescovo, che di ritorno da breve assenza, ha voluto ad ogni costo, salire il monte per portare il suo saluto agli italiani.
I tre giorni di permanenza erano trascorsi veloci come il volo di rondine, l’ora della partenza sta per scoccare, spuntava l’alba dell’11 agosto, eravamo in moto, volevamo dare alla grotta di Massabielle un lungo saluto. La notte del ritorno ci parve meno penosa: cominciavamo ad avvezzarci a quella vita insolita. Era ancora quasi buio, quando smontammo a Marsiglia, seconda città di Francia. Sopra una lunga fila di tramway attraversammo contrade e contrade, deserte per l’ora. Scendemmo ai piedi di N.S. della Guardia. Il monte e il nome ci ricordano Bologna. La funicolare, solleva questa moltitudine al Santuario, dove ha luogo la funzione di chiusura.
Mentre Marsiglia si dilegua, ci resta l’incanto della riviera ligure.
Lo splendore di Genova ci accoglie, dove arriviamo anneriti e stanchi a mezzanotte. La città è in sciopero, e noi quasi non ce ne accorgiamo. Il mattino seguente riprende il nostro viaggio, finalmente ci avviciniamo a Bologna: anche in mezzo all’oscurità riusciamo a distinguere le terre a noi note. Ecco apparire nel chiarore del mattino il colle della Guardia, la Basilica di S. Luca, dal quale la beata Vergine protegge con il Suo amore la città, il mondo intero. Fischia la vaporiera, e col ritardo di un’ora entra sotto la tettoia sonante. Il marciapiede brulica dei nostri cari. E’ tutta una festa, diversa da quella di partenza, ma sempre una festa. Cara coincidenza: nel giorno stesso, il 13 agosto in cui il nostro pellegrinaggio si compiva, a Roma Bernadetta Soubirous era dichiarata venerabile!
Mons. Giacomo Della Chiesa, poco dopo il suo rientro, fu nominato Cardinale da Papa Pio X, diventato santo protettore dell’ Unitalsi.
Chiamato in Conclave nel 1914 ne uscì Papa, prendendo il nome di Benedetto XV, in omaggio del cardinal Prospero Lambertini bolognese, assurto alla cattedra di Pietro con il nome di Benedetto XIV.
Quest’anno per ricordare quest’importante evento, l’Unitalsi regionale con il suo presidente dott. Mineo, dal 20 al 26 di agosto, festeggerà a Lourdes, unitamente ai Vescovi di Imola, Forlì, Fidenza e Modena il pellegrinaggio del centenario. Giungeranno alla Grotta di Massabielle ai piedi della Vergine Immacolata, con un treno, due aerei e qualche autobus circa 1300 partecipanti.

A cura di Italo Frizzoni , Bologna 11 giugno 2013

Biografia :
Pro Palestina e Lourdes n ° 1 del 1913
Avvenire d’Italia del 20 agosto 1913
Bollettino della diocesi di Bologna, settembre 1913
L’Eco di Lourdes, del 1949 che ricorda il quarantesimo della fondazione della Sezione Emiliana
50 anni di vita della Sezione Emiliana dell’Unitalsi